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avrei dovuto iniziare a scrivere al ritorno dalle vacanze, quando si è ancora belli freschi, riposati, pieni di entusiasmo………….. ma l’incombenza dell’inizio della scuola mi ha, come al solito, assorbito come una scottex a quintuplo velo, eccomi per questo qui ad incominciare alla comparsa dei primi freddi autunnali. Vi sono stati svariati argomenti che nell’estate hanno attratto la mia attenzione, molti per niente semplici e dai risvolti sociali a tratti drammatici, ma un po per stemperare quest’autunno che si presenta estremamente caldo (visto il fuoco di Roma) vorrei introdurre una riflessione, apparentemente più leggera, scaturita da un fatto accaduto alla fine del precedente anno scolastico: l’annuario scolastico del Liceo Monti di Chieri. La notizia aveva acceso già tra noi colleghi una discussione animata e divertita, facendoci rimembrare chi la scuola dei vecchi tempi, chi il servizio militare, dalla quale ho ricavato degli appunti che vorrei condividere con tutti voi.

Gaudeamus igitur.
C’era una volta la goliardia, che animava le comunità studentesche, affiancando alla necessità dello studio il gusto della trasgressione, la ricerca dell’ironia, il piacere della compagnia e dell’avventura. Non c’era via di scampo: la goliardia o si faceva o si subiva. Chi non entrava a far parte della sarabanda goliardica finiva inevitabilmente per diventare la vittima predestinata dei suoi lazzi e dei suoi tiri mancini.  Oggi, invece, nell’era in cui le città sono in grado di offrire innumerevoli occasioni di divertissement a chi vuole sollevare gli occhi dalle “sudate carte” di leopardiana memoria, perciò la goliardia diventa una scelta ben precisa. Si diventa goliardi per un gesto di consapevolezza, per desiderio di distinguersi, per
sfida a se stessi, persino per vocazione. Perché ne si condivide lo spirito, certo, ma, soprattutto, perché si impara ad amarla dello stesso amore incondizionato che a vent’anni si ha per la vita. E deve essere stato un gesto goliardico quello che ha spinto un nutrito gruppo di studenti del Liceo Monti di Chieri ad inserire qualche foto “piccante” sull’annuario scolastico, venduto per cinque euro agli studenti… Peccato che il preside non abbia gradito affatto l’iniziativa: oltre agli scatti ordinari c’erano infatti anche 14 ragazzi ritratti negli spogliatoi della palestra maschile completamente nudi, 3 studentesse immortalate nell’atto di abbracciare e baciare un gigantesco fallo di gomma e altri due esuberanti alunni in posa da pornodivi. E così l’irreprensibile Dirigente ha deciso di usare il pugno di ferro, e non potendo punire tutti i protagonisti della vicenda (alcuni volti sono oscurati o tagliati) ha ritenuto responsabili editoriali i quattro rappresentanti d’istituto: 6 in condotta, media abbassata e crediti decurtati. Registriamo senza commenti l’indignazione del Preside e le reazioni stizzite di gruppi di genitori, furibondi per quella caduta di stile e perché nessuno ha vigilato sul modo in cui veniva organizzato l’annuario, ma non possiamo fare a meno di lasciarci andare a qualche considerazione di carattere generale su come sia cambiato il concetto di goliardia negli anni e in seguito all’avvento delle nuove tecnologie, che ci fanno apparire anche lo scherzo più innocuo (senza nulla togliere alla gravità dei singoli episodi) come un attentato alla privacy e chi più ne ha più ne metta…. Sul perché esista la goliardia, non c’è una spiegazione plausibile neppure da parte degli stessi goliardi. Sarebbe come voler spiegare a qualcuno perché piace la pizza piuttosto che il gelato. È così, e non c’è niente da spiegare. Punto e basta. Da sempre, la goliardia è stata una voce forte contro il conformismo ottuso e la massificazione che appiattisce e livella. Era un anticonformista ieri, il goliarda, quando con i suoi sberleffi irrideva i potenti, mentre tutti gli altri chinavano il capo in silenzio. Ed è un anticonformista ancora oggi, perché va orgoglioso dei suoi valori, mentre tutti gli altri non ne hanno più nemmeno un briciolo e perché ricorda ancora che cosa significa saper ridere dei poteri forti in un’epoca in cui troppo spesso persino la satira degenera in volgare oltraggio oppure, ancora peggio, in calunnia. Gli studenti del Monti forse hanno esagerato un po’, ma di sicuro hanno avuto un’idea originale. Non si spiegherebbe altrimenti la risonanza che la notizia della loro bravata ha avuto sui mezzi di comunicazione. Ci piace pensare al goliarda come a colui che, proprio come nel Medioevo, in una società regolata dalla legge del più forte, rifugge e anzi dileggia la violenza come extrema ratio dei soli ottusi, preferendo e anzi cercando la trasgressione e l’ironia. Quello che invece ci manca tanto, rispetto ai tempi della vera goliardia, è il tendere alla tenzone culturale, l’argomentazione acuta, fosse anche soltanto per dimostrare con impudenza all’interlocutore che il nero è bianco… Una cosa, soprattutto ci dimostrano i ragazzi del Monti, ed è la lezione più grande per certi adulti: quando si vanta un’identità forte e poco propensa all’annichilimento, si subisce inevitabilmente il riflusso degli attacchi che il relativismo del sapere, dei valori e della conoscenza perpetrano ai danni della società. Nel passato, la goliardia ha avuto per nemico il ’68, che nel suo sforzo di far dilagare nuovi e rivoluzionari valori voleva a tutti costi fare piazza pulita di  quelli “vecchi”. Oggi la goliardia ha per nemico una società che tende sempre più a somigliare a un gregge, che di valori non ne ha e non ne cerca, anzi, svende i pochi che ancora gli rimangono e attacca chiunque ne difenda qualcuno. E il rispetto delle regole invocato dal Preside, che ha annunciato severità esemplare anche per il prossimo anno, ci sembra solo una bella prova di ottusità burocratica, tipica di certa dirigenza statale.

 

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